Parma e Piacenza, due luoghi ricchi di storia e tradizione

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da sempre legate, condividono la storia e l'importanza

Anche se le origini delle 2 città emiliane, sono da considerarsi in maniera singolare, indiscutibilmente, Parma e Piacenza, sono da sempre legate da un filo conduttore che le unisce.

Il tutto nasce da quando, nel 1545, papa Paolo III Farnese convertì in ducato le città di Parma e Piacenza; il sovrano nominato era il figlio Pier Luigi, il primo degli otto Farnese che governarono la città di Piacenza fino al 1731.

Per molti anni il ducato fu dominato da diversi governanti, vale a dire l'austriaco, il francese, il dominio napoleonico e quello di Maria Luisa d'Austria (1816-1847).

Un referendum del 10 maggio 1848 proclamò Piacenza come la prima città italiana che chiedeva di essere annessa al futuro regno italiano, ancora conosciuto come Regno Sardo all'epoca; fu quindi insignita del nome di "Primogenita d'Italia"  - che vanta ancora. Nel 1891 a Piacenza fu  creata la prima Camera di lavoro italiana, un tentativo di proteggere ed emanciparsi da parte dei lavoratori.

Allo stesso modo Parma divenne la capitale dello stato del ducato di Parma e Piacenza, sotto il dominio della famiglia Farnese. Uno degli edifici più importanti di questo periodo della storia della città è il Palazzo della Pilotta, che oggi ospita il Museo Bodoniano. Parecchie scuole di pittura iniziarono anche in questo momento. Le più importnati furono quelle del Correggio e del Parmigianino. Finalmente, nel 1731, i Borboni presero il controllo della città, portando con loro un periodo di pace e prosperità.

Durante le guerre napoleoniche, Parma divenne parte del dipartimento del Taro. Quando il Congresso di Vienna pose fine al dominio francese, la città resistette agli sconvolgimenti del Risorgimento.

Nella seconda metà del XVIII secolo, la città ha goduto di i una rinascita artistica. In particolare, è caduta sotto l'influenza di Maria Luisa d'Austria, moglie di Napoleone I.  Nel 1860 Parma fu annessa al Piemonte. Un anno dopo, si unì al nuovo Regno d'Italia.

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Gli anolini con ripieno di trota

una rivisitazione, che trasforma ma non delude

Ricetta per 4 persone:

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